ORVIETO - "Istituto di Istruzione Artistica e Classica"

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                                                 CARTAGINE

   LA STORIA

 Cartagine, la più importante fondazione fenicia nel Mediterraneo, nacque attorno all’anno 814 a.C. sulla spinta espansionistica delle città fenice delle coste libanesi e siriane, tesa a creare colonie che assicurassero maggior propulsione agli scambi commerciali. I Fenici non scelsero il luogo dove costruire senza studiare prima il territorio: Cartagine fu fondata a 16 km dall’odierna Tunisi, si affacciava sul mare su tre lati ed era costeggiata da spiagge con alture e lagune contigue. Secondo la tradizione, fu fondata da un gruppo di esuli di Tiro, capeggiati da Elissa, sorella del re Pigmalione, più nota in seguito come Didone. Essa concordò con il re autoctono di pagare un terreno che si potesse coprire con la pelle di un bue: ma fece tagliare la pelle in minutissime strisce che coprirono la collina su cui sorse la città. La città instaurò inizialmente un’amicizia con le popolazioni circostanti, ma ben presto si distinse tra le altre fino a ricoprire una posizione di egemonia, mentre all’interno era sconvolta da conflitti tra fazioni avverse per accaparrarsi il potere.

 Cartagine si sviluppò presto a livello di principale centro fenicio d’Occidente e riuscì ad imporre la propria autorità su tutte le altre colonie, specialmente dopo la crisi di Tiro e dei Fenici d’Oriente. Dal VII secolo, infatti, diresse la propria espansione verso le coste della Sicilia e della Sardegna, e dal VI cominciò a intrattenere rapporti con gli Etruschi per far fronte comune contro la colonizzazione greca. Alla fine del VI secolo, quando la lega anti-greca cominciò a sfaldarsi per il declino etrusco, Cartagine stipulò un patto d’amicizia con Roma. In questi secoli Cartagine si rivelò come centro fondamentale nel panorama mediterraneo, tanto da entrare, nel III secolo, in contrasto con Roma riguardo alle rispettive aree d’influenza. Lo scontro durerà più di cento anni, e sancirà la sconfitta di Cartagine e la sua completa distruzione.

 ECONOMIA E COMMERCIO

 I cartaginesi trovarono nel commercio la loro attività primaria e fondamentale. Erano un popolo di mercanti scaltri e spregiudicati, che cercavano di raggiungere il proprio intento con tutti i mezzi possibili, tanto da essere spesso rappresentati in teatro, presso Menandro e Plauto, come individui sordidi  spregevoli e infidi.

L’attività commerciale era fortemente spinta dallo Stato che, tramite la forza o la diplomazia, cercava di riservare ai negozianti punici il monopolio di certi mercati.

I beni maggiormente commerciati erano i metalli (oro, argento e stagno) che si procuravano nelle colonie della penisola Iberica, grazie ai quali poterono sviluppare una delle attività gioielliere più avanzate del Mediterraneo, basandosi anche sulle tecniche fenice, quali la laminazione e la conseguente laminatura dei gioielli; i metalli meno pregiati costituivano la materia prima per la produzione di fibbie, spille, coppe ed altri oggetti d’uso quotidiano; poi vetro, ottenuto attraverso la fusione ad alte temperature di silicati di calcio; ceramica ed avorio con la cui lavorazione ottenevano pissidi, amuleti o comunque intarsi di particolare rilievo artistico. Di estrema importanza era l’industria e il commercio della porpora, attività volta alla tintura indelebile, perciò pregiata e ricercata, di lino o lana. Il reperimento del pigmento necessario alla colorazione era effettuato raccogliendo un particolare genere di molluschi del genere dei murices. L’economia cartaginese, a differenza del restante mondo fenicio, non si basava però solo sul commercio marittimo: l’agricoltura e l’allevamento erano due voci altrettanto importanti. Infatti seppero sfruttare molto bene le ristrette zone di terra coltivabile, ricavandone grano, viti, ulivi, fichi e palme da datteri.

   

L’ESPANSIONE

 I cartaginesi, essendo abili commercianti ed esperti navigatori, fondarono numerose colonie, da Cipro fino alle coste africane, alla Sicilia, Sardegna e Spagna. Ben presto dovettero fare i conti con la concorrenza greca per battere la quale si allearono agli Etruschi.

Le colonie sul mare avevano funzione commerciale, quelle all’interno rispondevano a molteplici esigenze, soprattutto agricole.

Le colonie fondate in Africa furono: Leptis Magna, Ocea, Bu Setta, Sabratha, Acholla, Thapsos, Mahdia, Leptis Minor, Hadrumentum, Hippo Acra (Biserta), Hippo Regius (Bona), Philipville, Cirta (Costantina), Icosium (Algeri), Iol (Cherchel), Gunugu (Guraya), Les Andalouses, Rachgoun, Mersa Madakn, Russadir, Emsa, Sidi Abdselam del Behar, Tamuda, Lixus e Mogador.

In Sardegna le città più importanti, che i Cartaginesi si limitarono a fortificare,  furono quelle già fenice: Nora, Sulcis, Inosim, Karalis (Cagliari) e Tharros, che assunse un nuovo aspetto urbanistico e divenne città di primaria importanza nell’amministrazione della regione, sulla costa; Othoca, Uselis, Macopsica, Magomadas, Gurulis, Nura e Monte Sirai nell’entroterra. I Cartaginesi  vi instaurarono un sistema amministrativo-giudiziario in stretta dipendenza con la madrepatria. Vi era la presenza di due plenipotenziari, i Sufeti, che governavano la regione per conto di Cartagine in ambito politico, amministrativo e militare. I Sardi erano costretti a versare gravose tasse o a lavorare nelle miniere pubbliche o nei terreni demaniali..                                           

L’area di influenza cartaginese si allargò anche alla Sicilia, dove, come del resto in Sardegna, si limitò alla sovrapposizione sulle preesistenti colonie fenice, la cui più importante era Panormos, l’odierna Palermo, costituita al tempo di una Paleapoli, il nucleo originale della città, una Neapoli, la naturale espansione della città verso il mare, e di una Necropoli, situata all’esterno della città, in cui sono stati ritrovati corredi di grande interesse costituiti da materiale ceramico punico e poi romano. Le attività all’interno della città erano numerose  e le risorse notevoli; il porto aveva un’importanza notevolissima, da esso e per esso partivano ed arrivavano le merci. L’agricoltura e l’allevamento (grazie ai numerosi pascoli) erano molto diffusi e praticati e costituivano la principale fonte di sostentamento della popolazione; anche la caccia e la pesca erano attività molto praticate, mentre i boschi vicini fornivano ottimo legname per la costruzione delle case, degli arredi e per la riparazione del naviglio.

Altri importanti nuclei di influenza cartaginese erano:

-         l’isola di Mozia, attuale S. Pantaleo, nella zona occidentale della Sicilia, di fronte a Marsala: città circondata di mura, costruita in maniera semplice, con massi non squadrati in pietra calcarea, e quattro porte; nei pressi della porta Sud si trovava una piccola insenatura, considerata un tempo il porto;  nella parte nord dell’isola  si trovava un’area di circa 500 mq, adibita a zona industriale, una necropoli e due luoghi sacri, un tofet (luogo sacrificale) e un santuario. I quartieri d’abitazione si trovavano nella zona centrale dell’isola.

-         Lilibeo (Marsala), in cui esempio dell’influenza punica sono le tombe scavate nelle rocce, a pozzo verticale o a camera con corridoio o a fosse rettangolari, dove coesistevano i due riti di inumazione e cremazione;

-         Solunto (Kfr in punico): in questa città a circa 20 km da Palermo l’elemento punico è  presente in stele di pietra e testine di terracotta, ma soprattutto negli edifici religiosi, tre dei quali si conoscono al momento attuale.

-         Cannita: località a circa 10 km da Palermo;

-         Selinunte, l’ultimo periodo della quale (dal 409 ca.) si svolse sotto la dominazione punica, come testimoniano i numerosi rinvenimenti di oggetti artistici.

-          Kossyra (Pantelleria), anche se non si hanno prove certe dell’effettiva presenza cartaginese sull’isola. 

-         Favignana, in cui sono state rinvenute alcune anfore e tombe di tipo punico;

-         Erice, che rappresentò l’esempio massimo di unione ed alleanza tra punici ed elimi.

-         Monte Adranone, i cui recenti scavi hanno portato alla luce una imponente cinta muraria, un edificio sacro e degli oggetti tipicamente punici.

 

Con il controllo di Cadice di Tartesso e di Ibiza (654) Cartagine si assicurò inoltre il controllo del mercato dei metalli in Spagna.

Altre rotte furono quelle verso l’Africa Equatoriale e l’Inghilterra, e probabilmente anche verso le isole Azzorre: i Cartaginesi furono i primi navigatori della storia ad oltrepassare le colonne d’Ercole.

Oltre ai viaggi marittimi, i Cartaginesi intrapresero una serie di spedizioni commerciali all’interno dell’Africa, attraversando il Sahara.

 MARINERIA E NAVIGAZIONE

 Dice Polibio: ”I vascelli cartaginesi erano costruiti in modo da potersi muovere in tutti i sensi con molta leggerezza; i loro rematori erano esperti. Quando il nemico avanzava per inseguirli loro si giravano, gli volteggiavano attorno o gli piombavano sul fianco e lo urtavano senza cessa, mentre il vascello romano poteva appena virare nuovamente per la sua pesantezza e la scarsa esperienza dei rematori ”. La marina cartaginese godeva di un’eccellente reputazione in tutto il Mediterraneo, i bastimenti erano solidi e manovrabili, i piloti erano abili ed esperti. I cartaginesi ignoravano il timone a perno (che fu inventato soltanto nel XIV secolo). Utilizzavano un remo-timone fissato sul fianco del battello da due gomene.Una barra infissa nella testa del timone perpendicolarmente al suo asse permetteva al timoniere di azionare lo strumento.Quasi sempre ogni nave portava due timoni,a babordo e a tribordo; in alternativa se ne utilizzava soltanto uno alla volta, l’altro era tenuto di riserva in caso di perdita o di avaria. In combattimento le galene utilizzavano simultaneamente i due timoni per poter virare di bordo più rapidamente, la qual cosa era essenziale nelle schermaglie navali.La navigazione di piccolo cabotaggio si svolgeva soprattutto nelle ore diurne. Le navi di lungo corso,che viaggiavano in mare aperto si orientavano durante la notte grazie all’osservazione della costellazione dell’Orsa minore nota nell’antichità come “Stella Fenicia”. I tratti di mare nei quali si navigava erano prevalentemente senza punti di riferimento costieri. In un giorno si potevano percorrere oltre cinquanta miglia nautiche che permettevano di giungere in vista delle coste. I tragitti più lunghi erano la traversata del canale di Sardegna e la traversata del mare balearico. La navigazione commerciale si svolgeva tra i mesi di Marzo e di Ottobre e aveva inizio con delle particolari cerimonie per propiziare i traffici marittimi. Vennero intrapresi viaggi di esplorazione a fini commerciali alla ricerca di metalli pregiati e nuovi mercati.

Le navi da trasporto erano chiamate Gauloi e assicuravano un’ampia capacità di carico, con una larghezza che era la quarta parte della lunghezza. La  poppa tondeggiante culminava con un fregio a coda di pesce o a voluta. Accanto a navi commerciali e da guerra si riconoscono anche imbarcazioni minori per percorsi di piccolo cabotaggio o barche da pesca.

 I PORTI

 Una parte fondamentale nella marineria cartaginese la rivestiva il porto. In particolare, quello di Cartagine era scavato all’interno delle terre e diviso in due bacini: uno rettangolare per vascelli da commercio, uno circolare come porto militare. Al centro del primo bacino un’isola circolare dominata da un padiglione che serviva da posto di comando dell’ammiragliato. I due bacini erano costruiti in modo che le navi potessero passare dall’uno all’altro. L’entrata del porto era larga circa 21 metri, ed era chiusa da una catena di ferro. Il primo porto, riservato ai mercanti, era provvisto di numerose gomene. L’isoletta e il porto erano circondate da banchine, lungo le quali erano presenti delle logge e al di sopra di queste dei magazzini per le forniture. Le dimensioni dei due porti erano piuttosto ridotte, l’una di 4 e l’altra di 8 ha circa. I Cartaginesi rimasero fedeli ad una concezione arcaica del porto, semplice specchio d’acqua per l’arrivo e la partenza delle navi le quali sono sempre messe in secco nelle logge disposte tutte intorno.

 NAVI DA GUERRA

 Nell’ambito della marineria un cenno a parte meritano le navi da guerra.

Le più antiche navi da guerra del primo millennio erano equipaggiate con un solo ordine di rematori, ma ben presto comparvero sul mare navi dotate di due o tre ordini di remi. A Cartagine è attribuita dalle fonti classiche l’invenzione della quadrireme o tetrera nel V secolo a.C., ed in seguito della quinquireme o pentera utilizzata durante la guerra contro Roma.

STRUTTURA: Le navi erano costituite nella loro interezza con pezzi lignei prefabbricati e assemblati in un secondo momento.Nella estrema parte della prua veniva sistemato il rostro, una punta di bronzo variamente sagomata, che serviva a spezzare i fianchi delle navi avversarie. Ai lati della prua i consueti occhi per incutere timore ai nemici, sul ponte un castello che ospitava gli arcieri o le catapulte, la prua anch’essa curvilinea che terminava con l’aplustre, fregio rappresentante una testa di cavallo.La struttura delle antiche navi fenicie era simile alle attuali barche da pesca dei paesi rivieraschi del Mediterraneo.

EQUIPAGGIO:Gli equipaggi delle navi da guerra erano composti da cittadini di diritto cartaginese, mentre la funzione armatoriale era svolta unicamente dal potere statale di Cartagine. Le navi erano dirette da tre ufficiali, dei quali uno aveva il comando del mezzo e dell’equipaggio, un secondo svolgeva le funzioni di vice, il terzo era il pilota.

I marinai non erano in numero superiore a trenta, mentre il numero della “bassa forza” era di circa centocinquanta uomini, all’equipaggio della nave bisogna aggiungere un certo numero di fanti, resi operativi durante le battaglie.

PROPULSIONE:Avveniva grazie ad un duplice impiego delle vele, un albero al centro e uno a prua, e dei remi.la massima velocità era di cinque o sei nodi. L’ avvicinamento al teatro della battaglia avveniva con esclusivo uso della vela; all’ avvistamento del nemico le vele venivano ammainate e l’ albero veniva rimosso per consentire la totale agibilità nel ponte ai combattenti.

TATTICHE: erano principalmente due:

-         DIECPLUS: partenza velocissima e colpo di sperone nella poppa della nave nemica

-         PERIPLUS: colpo di sperone sul fianco

La consistenza delle flotte durante lo scontro con Roma era di più squadre di dodici navi fino ad arrivare a flotte di centoventi navi.