ORVIETO - "Istituto di Istruzione Artistica e Classica"

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Fenici 

 

Il nome dei fenici deriva dalla parola greca “Phoinikes” che significa colore rosso o pelle rossa, ma essi si chiamavano tra di loro Cananei dal nome degli abitanti della terra di Canaan.

Il territorio fenicio (ricco di materie prime e in  posizione strategica per il commercio) si trovava nell’odierna regione siro-palestinese,  la cui massa centrale si divide in due catene: il Libano e l’Antilibano. Sulle catene montuose si estende l’altopiano della Beeqaa dove vi sono i tre fiumi più importanti della regione: il Giordano, l’Oronte e il Nahr el-Kebir .

Riguardo alle origini storiche dei Fenici abbiamo due tesi: una teorizza che fossero di origine camita e dunque che deriverebbero dagli Egizi; l’altra è quella che suppone siano di origine semita e dunque affini agli Ebrei.

Si pensa che prima di emigrare verso il mare si dedicarono all’agricoltura, ma che non c’era abbastanza terra per un soddisfacente sviluppo.

Emigrarono verso occidente o per un cataclisma, o per un contrasto con i popoli vicini, o per un forte spirito d’ avventura.

Il loro stanziamento sulla costa avvenne verso il 2800 a.C., dopo aver indebolito le popolazioni autoctone (ittiti). Tra il 1600 e il 1200 a.C. furono in relazione con gli Egizi e successivamente da loro sottomessi. In questo periodo Sidone era la città più importante insieme a Tiro. Nel XIII sec. la potenza egizia decadde e insieme ad essa la sottomissione fenicia. Nel XI sec. iniziò l’espansione Assira a seguito della quale i Fenici vennero sottomessi. La decadenza della Fenicia cominciò nel 850 a.C, quando i Fenici arretrarono economicamente a causa delle guerre civili per il potere regio.

Nel 527 a.C. la Fenicia fu sottomessa dall’impero persiano del re Cambise dal quale si distaccò nel IV sec. a.C. dopo aver combattuto con l’esercito di Alessandro ed entrò a far parte,poi, del regno ellenistico – seleucida.

Nel 69 a.C. la Fenicia decadde completamente fino a diventare interamente dominio romano.

Le città fenice erano governate da un re che acquistava il potere per via ereditaria. Faceva eccezione Tiro che era governata da magistrati chiamati Sufeti; questi venivano eletti dal popolo ogni anno,di solito erano due e avevano carica civile.

Con la nascita delle classi mercantili il potere regio venne limitato pur mantenendo la funzione religiosa.

L’esercito veniva reclutato tra le truppe mercenarie dell’Anatolia dalle città stato; i fanti erano armati con lance, asce e avevano una difesa personale leggera.

I carri trasportavano arcieri per disgregare le file avversarie; invece la marina militare era composta da Fenici con a capo tre ufficiali e aveva il compito di sfondare le chiglie nemiche.

I Fenici intrapresero un’espansione nel mediterraneo che cominciò verso il 1200 a.C.; aveva come scopo la ricerca di metalli come oro, argento, rame e stagno per fini commerciali e non per la conquista di nuovi territori.

Furono fondati degli empori commerciali che, dopo il VI secolo divennero città fortificate.

La navigazione commerciale si svolgeva tra marzo e ottobre e i Fenici erano conosciuti per essere esperti dei fenomeni atmosferici  e delle stelle (stella polare).

I Fenici grazie alla navigazione si arricchirono dal punto di vista economico e sociale  

 

CITTA’ MARITTIME DELLA FENICIA

 I fenici si possono definire un popolo marittimo a tutti gli effetti perchè vivevano più sul mare che in terraferma. Infatti questi usavano la terra solo ed esclusivamente come base da cui potersi staccare di continuo per rituffarsi nel loro vero elemento e cioè il mare, infatti, rispondeva meglio alle loro concezioni di vita rispetto alle sicurezze della terra.

La loro propensione verso il mare è dovuta alla loro fusione con gli aborigeni dai quali assunsero l’abito marinaresco. Questa fusione avvenne a causa del fatto che le coste del Libano, al contrario di quelle fenice, erano ricche di legno, il cedro, adatto alla costruzione delle imbarcazioni.

In seguito a questa unione di popoli, i Fenici passarono dall’essere “nomadi della steppa” a “nomadi del mare”

I Fenici sulle coste del Libano costruirono molte città, la più importante delle quali fu Hiram.

Sorse come “nascondiglio” sul mare a causa di due eventi storici: uno è quello che riguarda il tramonto degli Egizi a causa delle invasioni dei popoli del mare che avevano privato il Libano dell’unica potenza protettrice sicura; l’altro è quello dell’unione ai Cretesi che avevano offerto loro  delle prospettive nel commercio marittimo. L’attività mercantile presupponeva il fatto che mai i Fenici avrebbero potuto difendere, con le loro deboli forze, le ricchezze accumulate contro le potenze di terra. Per queste cause cercarono di mettere il mare tra loro e i potenziali nemici e di affidarsi solo a questo.

Altre città della Fenicia sono: Tiro che aveva una posizione strategica, Arado che dava la possibilità di colonizzare un’isola davanti alla costa, Sidone, invece, occupava un piatto promontorio, Berito fu fondata su un promontorio sporgente sull’acqua ed infine Tripoli si adagiò sulla punta estrema di una piccola penisola.

Questa città, anche se sorgevano sul mare, erano ricche di erti e di pendii, rocce scivolose e baie seminate di scogli che avrebbero fatto fuggire qualunque colono.

Un’altra città, Ahsiv, offriva un grandioso porto fenicio. Era piena di terrazze pietrose che aggettavano sul mare e che davano origine a grandi gorghi i quali avrebbero affogato anche un esperto nuotatore e, per questo, era molto protetta dagli attacchi nemici. Questo luogo era un posto inadatto a ogni tipo di attracco ma è proprio qui che i Fenici costruirono una delle loro stazioni intermedie di scalo. Ricavarono dalla roccia un bacino semicircolare sopraelevandone le parti emerse con un muro e ottennero così un porticciolo nel quale due o quattro navi potevano attraccare. Alle spalle di questo porto si innalza una collinetta circondata da una zona paludosa dove si poteva avvistare l’avvicinamento dei nemici e, nel caso, prendere il largo verso il mare.

Queste erano le città più importanti della Fenicia, attrezzate contro ogni tipo di attacco nemico e in grado di offrire alla loro popolazione una grande possibilità di navigazione. 

 

ESPANSIONE FENICIA

l’espansione dei Fenici lungo le coste mediterranee, dall’oriente fino all’occidente, costituisce un grandioso fenomeno storico e culturale e dà luogo al costituirsi di un mondo fenicio d’occidente e uno d’oriente.

La distinzione tra Fenici d’0riente e Fenici d’occidente appare indubbia su basi geografiche. La loro espansione marinara fu il risultato di uno straordinario sviluppo delle loro tecniche di navigazione. 

 

LA NAVIGAZIONE FENICIA

 I Fenici erano un popolo militarmente debole, ma, grazie alla presenza di grandi foreste sulla catena del Libano che fornivano sufficiente materiale, divennero i più importanti costruttori di navi dell’antichità.

Svilupparono nuove tecniche di navigazione migliorando con il tempo la struttura delle loro imbarcazioni:

-         durante il giorno stimavano il punto in cui si trovava la nave prendendo come riferimento la posizione del sole;

-         di notte si orientavano guardando le stelle, più precisamente la stella polare, conosciuta anche come stella fenicia;

-         perfezionarono la struttura dell’ancora con materiale più resistente e una forma più arcuata in grado di ancorarsi su qualsiasi tipo di fondale.

Questo popolo con lo sviluppo di tecniche e di nuove e potenti imbarcazioni, allargò la sua rete commerciale a tutto il Mediterraneo.

Le loro navi erano lunghe e strette, capaci di affrontare viaggi faticosi e talvolta molto lunghi. Erano formate da una chiglia, la cui invenzione ha portato grandi vantaggi nella navigazione e rendeva le navi più resistenti delle altre. Ad essa era collegata un asse centrale che era messo ad intervalli di spazio per determinare la prua e la poppa. Nello scafo vi erano anche degli assi trasversali che fungevano da costole. Vi era un  ponte formato da travi che permettevano di camminare sopra lo scafo.

La  vela era sostenuta al centro da un albero e poteva essere quadrata o rettangolare, capace di sfruttare il vento che veniva da poppa.

I remi assicuravano di avanzare nella navigazione anche senza vento, manovrati da schiavi o rematori sui due lati. A volte remavano anche quando c’era vento perchè così facendo andavano più veloci nella loro corsa.

Il timone  fu la più grande invenzione dei Fenici; esso serviva per manovrare meglio la nave durante la navigazione. All’epoca era molto primitivo, infatti era costituito da due enormi remi, che, messi a prua, consentivano di manovrare la nave in corsa.

Popolo di commercianti e di guerrieri, costruirono navi di due importanti ordini:

-         navi commerciali e da trasporto chiamate anche gauloi, dalla parola fenicia “gal” che signific tondo, erano navi grandi e di variabile lunghezza dai fianchi arcuati. La propulsione della nave era data da una vela di forma quadrata che era issata sull’unico albero mentre la velocità non era superiore ai 3 nodi. La direzione della nave avveniva per mezzo di un remo applicato  su uno dei due lati, inoltre le navi erano provviste di ponte che fungeva da magazzino.

-         Navi da guerra più lunghe e veloci, in grado di trasportare una quantità di carico e di persone molto più ampia. Importante caratteristica era la presenza del rostro, una punta di  ferro che usciva dalla prua e che era in grado di speronare le navi nemiche.

All’interno le navi disponevano della bussola, strumento di orientamento per la navigazione costituito da un magnete che si orienta sempre sull’asse nord-sud. 

LE ROTTE COMMERCIALI

I grandi itinerari che erano percorsi dal naviglio commerciale fenicio e conducevano dai mercati del Le­vante ai giacimenti e alle colonie di Occidente furono sempre costanti, anche se in alcune epoche mutarono, sia pure in parte, il loro percorso per cause prevalente­mente politiche. Una prima rotta, detta anche rotta me­ridionale, che sviluppava oltre tremila miglia e che rima­se quasi costantemente attiva, fu quella che dalla costa siro-palestinese conduceva lungo i lidi spesso deserti dell'Africa settentrionale fino agli insediamenti situati sui versanti atlantici dell'attuale Marocco e della peniso­la iberica.

Un altro itinerario, utilizzato soprattutto in epoca arcaica, cioè tra il XII e l'VIII sec. a.C., fu quello set­tentrionale, che, assai più lungo e articolato del prece­dente, toccava via via gli insediamenti fenici di Cipro, la costa meridionale dell'attuale Turchia, l'isola di Creta o, alternativamente, l'arcipelago delle Cicladi, il Peloponneso e le coste ioniche dell'Italia. Da questo punto si avevano alcune varianti a seconda dei luoghi che si desi­derava raggiungere. Se la destinazione erano i centri etruschi, si traversava lo Stretto di Messina e si prosegui­va lungo la costa tirrenica della penisola italiana. Se in­vece era necessario raggiungere la Sardegna e, quindi, l'estremo Occidente, l'itinerario preferenziale era quello della costa meridionale della Sicilia e di quella setten­trionale dell'attuale Tunisia, dalla quale si passava a quella meridionale della Sardegna. Da quest'isola si rag­giungeva quindi l'arcipelago delle Baleari e infine si toc­cavano i centri fenici della penisola iberica meridionale.

Esistevano inoltre anche itinerari minori che si di­staccavano dalle grandi rotte e i cui luoghi salienti sono ricordati dalle antiche fonti scritte come frequentati dal­le navi fenicie. Tra i più antichi si possono ricordare quello che dalla costa meridionale della Turchia toccava le isole dell'Egeo giungendo a Taso, oppure quello che dagli insediamenti fenici della costa meridionale della Sardegna portava nell'arcipelago campano seguendo un ampio arco nel Mar Tirreno che  portava davanti alle coste dell'attuale Lazio. Le navi fenicie arrivarono a superare anche lo stretto di Gibilterra in direzione delle coste africane bagnate dall’Atlantico e a raggiungere probabilmente anche le coste Britanniche. 

IL COMMERCIO

 I Fenici, insediati nei territori dell’odierno Libano, regione in posizione strategica per il commercio, essendo tra Egitto e Assiria, ma anche tra la Mesopotamia e il Mediterraneo, non sfruttarono subito questa risorsa, infatti essi si dedicarono inizialmente all’agricoltura prendendo esempio dagli egiziani.

Dopo che il loro numero era aumentato, capirono che non era questa la risorsa da sviluppare e così si dedicarono specialmente al commercio. I prodotti esportati erano la porpora, il vetro, i metalli preziosi e i prodotti artigianali. L’industria della porpora  è d’estrema importanza storica, oltre che economica, a tal punto da connotare, con il colore del prodotto (phoinix), il nome stesso dei Fenici.

Questa attività era rivolta appunto alla tintura indelebile(perciò particolarmente pregiata) delle stoffe di lino o di lana prodotte localmente o importate dall’antico Egitto. La fabbricazione del pigmento necessario per la lavorazione delle stoffe veniva effettuata raccogliendo un particolare genere di molluschi monovalvi reperibili in grandi quantità nei bassi fondali di tutte le coste del bacino mediterraneo.

Si tratta di molluschi del genere Murex nonchè degli esemplari del genere Purpura peraltro assai meno diffusi. Un’ulteriore attività industriale caratteristica del mondo fenicio, al quale tuttavia è da attribuire non la paternità bensì la diffusione, è il vetro. Scoperto nell’antico Egitto e prodotto in quantità apprezzabili attorno alla metà del II° millennio, il vetro (o pasta vitrea), fu ampio oggetto   di produzione e di commercio da parte dei Fenici. Se si sorvola sulla leggenda eziologia della paternità fenicia del vetro, riportata dagli antichi autori, si comprendono i motivi che permisero a questo popolo di impadronirsi della tecnica di lavorazione e di costituirne il maggior veicolo di diffusione su tutto il Mediterraneo.  La pasta vitrea veniva ottenuta con la fusione a elevate temperature di silicati di calcio, particolarmente frequenti nella sabbia delle spiagge del Libano. L’agevole reperimento della materia prima permise indubbiamente lo sviluppo di questa industria e la produzione di oggetti, quali ampolle e unguentari colorati vistosamente con pigmenti minerali, ai quali ben si attagliava la qualifica di beni pregiati e che, oltre all’indubbio valore, univano le qualità di minimo ingombro e di ampio profitto per il trasporto navale.

Accanto all’industria del vetro è presente anche quella dei metalli preziosi e, in particolare, della gioielleria, la cui fecondità si evince dalla costante richiesta di oro e di argento.

L’innovazione portata dalle botteghe artigianali fenice consistette nell’affinare al massimo grado le tecniche e le rese artistiche già in uso nell’ambiente orientale. Tra queste sono da menzionare ad esempio la laminazione dell’oro ( e il conseguente rilascio di gioielli contenenti un’anima di metallo vile, quale soprattutto il bronzo) o l’introduzione su ampia scala della granulazione dell’oro, tramite la fusione di microgocce in polvere di polvere di carbone vegetale e la loro conseguente applicazione con specifiche leghe fusorie. Inoltre è senza dubbio da ricordare la lavorazione a sbalzo delle coppe in lamina d’argento o di bronzo, ottenuta mediante la martellatura di stampini precostituiti di materiale deperibile, forse di legno o di cuoio, collocato su base di pece. 

Va posta in particolare risalto l’abilità artigianale di questo popolo nella rielaborazione delle materie prime raccolte nei mercati oltremarini, la cui costante ricerca era necessaria per alimentare le botteghe della madrepatria. Si ricorderanno a questo proposito la lavorazione dell’avorio (tesa ad ottenere pissidi, amuleti o, principalmente, intarsi da inserire in suppellettili lignei quali seggi, letti o stipi e oggetto di esportazione presso le corti vicino . orientali), oppure l’intaglio delle pietre preziose o dure, quali il lapislazzuli o la corniola, dalle quali venivano ricavati pendenti e sigilli, questi ultimi particolarmente importanti per l’apposizione di impronte su documenti ufficiali o di viaggio.

Per commerciare inizialmente non usavano la moneta ma si basavano sul “baratto silenzioso”. Intorno al VII secolo in diverse città del medio oriente apparve la moneta, un piccolo disco d’argento, o d’oro, o di rame, o di bronzo garantito dal re che vi faceva incidere la propria immagine. (foto 5 / 6) Prima i Fenici commerciavano scambiando i prodotti delle regioni vicine, poi pasarono a vendere le cose che producevano. I Fenici furono anche il primo popolo nel Mediterraneo a vendere gli schiavi:

inizialmente rapivano le donne per destinarle a questo tipo di commercio.

 PROSPETTO ANALITICO DELLA COLONIZZAZIONE FENICIA NEL BACINO DEL MEDITERRANEO

 Tra la fine del XII e gli inizi dell’ XI secolo a.C. ebbe inizio l’espansione dei Fenici nel bacino del Mediterraneo che non comportò però la costituzione di sedi stabili (Erodoto): in questo primo periodo detto di “precolonizzazione” le città colonizzate furono innanzitutto empori commerciali utili per disporre di approdi sicuri, di rifornimenti di viveri e di attrezzature nel corso dei lunghi viaggi compiuti dal popolo Fenicio. Questa colonizzazione aveva principalmente intenti commerciali e l’interesse territoriale era subordinato al commercio. A questa prima fase seguì un periodo, attorno all’VIII secolo a.C. in cui le colonie si trasformarono  in veri e propri porti commerciali, sedi stabili e centri abitativi (Tucidite). Presto le colonie del Sud e dell’Ovest divennero floride città – stato proprio grazie al commercio e agli scambi dei Fenici che resero ricche queste terre.

I Fenici colonizzarono principalmente due isole del Mediterraneo: la Sicilia e la Sardegna e in Africa Cartagine.

 SICILIA

Ø      MOZIA: fondata nell’VIII secolo a.C. era uno scalo marittimo di grande importanza e un porto di notevole rilievo (Tucidite). Ci sono pervenute tipiche costruzioni Fenicie (edifici sacri: tofet, bet el) e dal ritrovamento di gasteropodi si può  dedurre che era un’area destinata alla concia e alla colorazione delle pelli

Ø      SOLUNTO : fondata in epoca ellenistica sul Monte Catalano. Sono stati ritrovati numerosi edifici religiosi tipici dei Fenici.

Ø      PALERMO: (Panormos) i fiumi Keimona e Papireto generarono un tratto di terra dove nacque il primo nucleo abitativo Fenicio: Paleopoli, che più tardi si estese verso il mare(Neapoli). Palermo era un porto di grande importanza: per esso partivano ed arrivavano le merci. Intorno al porto ruotavano la maggior parte delle atività economiche e commerciali.

Ø      CANNITA: furono ritrovati gli unici due sarcofaghi Fenici della Sicilia.

Ø      SELINUNTE: metà del VII secolo a.C. era un essenziale punto di scambio.

Ø      MARSALA: (Lilibeo) era un porto strategico.

Ø      PANTELLERIA

Ø      FAVIGNANA

Ø      ERICE

Ø      MONTE ADRANONE

Ø      TRAPANI

 

SARDEGNA 

 

Ø      CAGLIARI

Ø      SANTU TERU – MONTE LUNA

Ø      NORA: centro attivo  dall’VIII secolo a.C.

Ø      BITIA: attività di botteghe locali.

Ø      SULCIS: sorge sull’isola di Sant’Antioco; era un probabile porto d’imbarco del piombo argentifero.

Ø      MONTE SIRAI: dal VII secolo fu sede di comunità di coloni Fenici.

Ø      ANTAS: la cultura religiosa Fenicia si affiancò a quella paleosarda.

Ø      THARROS: fondata nel VII secolo a.C. era un punto di riferimento per l’importazione e per la produzione del mondo Fenicio d’Occidente. Sono presenti monumenti punici risalenti al VI-V secolo a.C.; fu un centro attivo nella dinamica commerciale del Mediterraneo occidentale (fornitore di gioielli e athyrmata del Mediterraneo punico).

Ø      KARAUS

Ø      BOSA