ORVIETO - "Istituto di Istruzione Artistica e Classica"

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IL PORTO DI POZZUOLI

                                                                                                                                                                      

                                                   

Tempio di Serapide alle spalle del Porto di Pozzuoli

 

Una delle realizzazioni architettoniche più imponenti dell’antichità e centro dei Campi Flegrei è certamente Pozzuoli, la cui storia si snoda fra alterne vicende per oltre 2500 anni.

La città di Pozzuoli fu fondata nel 3° anno della LXII Olimpiade, 530 a.C., da un gruppo di esuli aristocratici provenienti dall’isola di Samo, i quali diedero alla città il nome di Dikaiàrcheia.

L’insediamento samio rimase nell’orbita politica di Cuma fino al momento in cui, nel 421 a.C., tutta l’area flegrea cadde sotto il dominio delle popolazioni campane. I Romani, che avevano conquistato la Campania nel 338 a.C., capirono l’importanza militare e commerciale della città durante la seconda guerra punica, quando Annibale tentò inutilmente di impadronirsene, sia per mantenere i contatti con Cartagine, sia per approvvigionarsi via mare.

Terminata la guerra nel 194 a.C. Roma vi dedusse una “colonia civium romanorum” e il nome greco di Dicearchia fu cambiato in quello romano di Puteoli, dal latino “puteus”,pozzo; probabilmente per la presenza delle numerose sorgenti termominerali nella zona.

Da questo momento la città, nel giro di pochi decenni, divenne uno dei principali porti del Mediterraneo, scalo di tutto il traffico marittimo tra l’Oriente e Roma, tanto che già nel 126 a.C. il poeta latino Lucilio la chiamava “Delus minor” cioè una seconda Delo. Grazie al ruolo di porto commerciale di Roma svolto per circa tre secoli, Puteoli si trasformò in una città dalle mille lingue e dalle mille razze; qui trovarono ospitalità mercanti provenienti da tutto il Mediterraneo e il porto era sempre gremito di navi onerarie.

Dell’antico molo di Pozzuoli oggi non esiste più nulla, in quanto le poche strutture ancora visibili all’inizio del secolo sono state coperte dal molo moderno.

E’ tuttavia possibile ricostruirne l’originaria fisionomia sulla base delle rappresentazioni antiche, fiaschette vitree, disegno Bollori, nonché di numerosi disegni e incisioni realizzate nel corso dei secoli.

Il pontile, lungo m.372 e largo m.15-16, correva su una serie di arcate poggianti su quindici pilastri rettangolari - pilae -, spessi m.5-6 ca.

Scopo delle arcate era di spezzare l’urto dei marosi e di facilitare il deflusso dell’acqua dal porto, evitandone l’insabbiamento.

Una leggera curvatura consentiva una maggiore resistenza alla forza dei venti e delle mareggiate.

Alle  estremità del molo erano situati i due archi trionfali; il primo, prossimo alla terra ferma, era sormontato da un gruppo di tritoni, mentre sul secondo era raffigurata la quadriga di Nettuno trainata da ippocampi; tra gli archi si ergevano due alte colonne onerarie con le statue dei Dioscuri, numi tutelari dei naviganti.

Fino alla prima età imperiale, poiché Roma non disponeva di un porto in grado di smaltire la merce dei suoi traffici marittimi, era costretta a sbarcare il carico nel più ricettivo porto di Pozzuoli; da qui la merce proseguiva per Roma trasportata su carri o su navi di minori tonnellaggio.

Proprio per provvedere alla lentezza e dispendiosità del trasporto su strade e ai rischi del mare, Nerone avviò l’ardito progetto di tagliare un lungo canale interno, quindi navigabile anche d’inverno, che, partendo dall’area portuale in prossimità di Pozzuoli, giungesse a Roma.

La grandiosa opera, che prevedeva di collegare fra loro i laghi costieri, le paludi e le canalizzazioni già esistenti, fu abbandonata dopo solo quattro anni con la morte di Nerone nel 68 d.C.

Il collegamento Roma-Pozzuoli fu definito dalla storiografia romana come l’ennesima megalomania di Nerone, che invece si basava sulla valutazione estremamente concreta del gran vantaggio che ne sarebbe derivato,con la soluzione definitiva del grave problema dell’approvvigionamento di Roma che, al di là del gran risparmio sui costi , sarebbe divenuto finalmente sicuro.

Il molo, celebrato da vari poeti e scrittori antichi, fu realizzato nella prima età imperiale. Esso si inseriva in una lunga fascia di istallazioni marittime – la ripa puteolana- che, dal sistema di banchine e approdi dell’emporium proseguiva verso il Portus Julius.

Quest’ultimo fu costruito quando la particolare e strategica posizione geografica del Lago d’Averno e del lago Lucrino suggerì a Marco Vipsanio Agrippa, generale e genero d’Augusto, di trasformarli in un attrezzato arsenale e sicuro approdo, nel contesto degli apprestamenti militari realizzati durante la guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo 37 a.C. Questo intervento, intitolato a Giulio Cesare, da qui Portus Julius, pur sollevando aspre polemiche perché profanò il sacro luogo dell’Averno, ebbe breve vita; infatti, appena dopo la conquista del potere da parte di Ottaviano, con la promulgazione della Pax romana e, forse, per il fenomeno di insabbiamento collegato al bradisismo, il porto fu quasi del tutto abbandonato e il lago infernale riacquistò il suo carattere sacrale.

Un’iscrizione attesta che, in seguito ai danni provocati da una violenta bufera, l’imperatore Adriano ordinò un’importante restauro al porto di Pozzuoli, fatto poi eseguire nel 139 d.C. dal suo successore Antonino Pio.

Un altro restauro effettuato nel 394 d.C. agli impianti portuali posti in prossimità del macellum, e ugualmente attestato da epigrafi, dimostra che alla fine del IV sec. il porto era ancora in piena attività; non molti anni dopo, tuttavia, il declino delle attività commerciali di Puteoli, dovuto anche alla costruzione del porto di Ostia, e l’aggravarsi dei movimenti bradisismici dovettero determinare il progressivo degrado della ripa e l’abbandono del molo, presto coperto dalle acque.