ORVIETO - "Istituto di Istruzione Artistica e Classica"

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LAVORAZIONE DEL SALE

 

La produzione del sale passa attraverso diverse fasi; la prima prevede il prelievo di un ingente quantità di acqua dal mare attraverso delle idrovore, che conducono l’acqua presa direttamente dal mare nella prima zona evaporante. Per la misurazione dell’acqua si utilizza il densimetro, un’ampolla di vetro zavorrata alla base con del piombo. Questo, graduato nella parte superiore, si immerge nell’ acqua di cui si vuole sapere la densità, e affonda fino a fermarsi in prossimità di un numeretto, che poi è il grado Bé (Baumè; unità di misura della densità salina ).

La seconda e terza fase consistono nelle continue evaporazioni che si ottengono attraverso il passaggio dell’acqua dall’una all’altra zona evaporante per aumentare la densità. In queste fasi assistiamo contemporaneamente alla depurazione della acque del mare da tutti quei sali di cui sono composte, i quali partecipano alle diverse intensità. Infatti l’acqua marina non contiene solo cloruro di sodio, ma anche altri sali, di svariate densità, le cui quantità medie, secondo Usiglio, contenute per mc. a 3,5° Baumè, sono rappresentate nella seguente tabella:

·   Carbonato di calcio/ossido di ferro kg.  0,112

·   Cloruro di potassio                            “   0,498

·   Bromuro di sodio                              “    0,548

·   Solfato di calcio                                “    1,691

·   Cloruro di magnesio                         “    3,171

·   Solfato di magnesio                          “    3,977

·   Cloruro di sodio                                “    28,997

Nella quarta fase l’acqua passa nelle zone evaporanti immediatamente vicine alla zona salante. Durante queste fasi l’acqua del mare assume due denominazioni:acqua Vergine e acqua Madre, che, avendo sgravato il sale, è appunto diventata madre .

Il ciclo di produzione del sale avviene in un arco di tempo che va da un minimo di 3 fino a 4-5 anni, a seconda delle esigenze del mercato. Questo tipo di produzione detta “pluriennale” dura ormai da 20 anni e fino a 2 anni fa era accompagnata da quella “annuale” .

1. La “produzione pluriennale”, non è altro che la produzione di sale su sale. Qui lo spessore medio dell’incrostazione salina è di 70-80 cm .

2. La “produzione annuale”, in disuso per le continue trasformazioni della salina, prevedeva una sola produzione l’anno, per uno spessore medio di circa 20 cm di sale. Mentre nella produzione annuale non c’era bisogno di alcuna produzione, in quella pluriennale c’è bisogno del cosiddetto cappotto: 40 cm di acqua madre che preserva l’incrostazione salina dallo scioglimento in caso di pioggia.

 LA RACCOLTA

 Nel corso del tempo, i sistemi di raccolta del sale si sono più volte modificati, fino ad arrivare all’ultimo sistema di raccolta, che consiste nella tecnica detta a travoni o pluriennale, che avviene in qualsiasi periodo dell’anno. Si evita però di praticarla nel periodo di maggiore piovosità, visto che la pioggia è il nemico numero uno della salina. Per questa raccolta si utilizzano degli escavatori, camions e una pala dinamica. L’incrostazione salina del bacino da raccogliere viene scomposta dagli escavatori, in modo che si formi un pettine e con questo sistema si può anche espellere l’acqua presente.

I camions trasportano il sale ai convogliatori che lo inviano direttamente al carroponte: in questo tipo di raccolta, infatti, non si passa per l’impianto di lavaggio perché il sale viana estratto più pulito. Oltre a questa tecnica, si può fare ricorso ad altre che prevedono:

·   RACCOLTA A MANO, effettuata dal 15 Luglio fino a tutto Novembre dell’anno in corso.Questo sistema di raccolta - fine Ottocento, inizi Novecento - prevedeva l’impiego di tante persone quante ne servivano per coprire l’intera larghezza del bacino. In gergo questi operai erano detti a’squedre d’i’ zappudde e cioè la squadra delle zappette[1]. La crosta salina viene frantumata con una specie di zappetta. Inoltre altri operai, i palisti , posti dietro a questi, per mezzo di pale di ferro  provvedevano a formare dei piccoli cumuli di sale all’interno dei bacini, poi un’altra squadra di palisti prelevava il sale dai massini e lo metteva nei sacchi di juta.Ogni sacco era tenuto in piedi da due operai, due palisti provvedevano a riempirlo ed il pesatore, per mezzo di una speciale bilancia ad imbuto[2], pesava il sale.Vennero in seguito introdotte le ceste di vimini ( goffe ). L’uso delle ceste è importante perché venne a coincidere con l’aumento della produzione e la formazione delle cosiddette aie di deposito all’esterno dei bacini. Per mezzo di esse, il sale veniva trasportato dai massini alle aie per formare grosse montagne dette prisma[3], su cui ci si arrampicava attraverso dei gradini molto pericolosi scavati nella stessa montagna. In questo periodo molti erano coloro che dai paesi limitrofi andavano a lavorare in salina all’ammassamento. La raccolta avveniva d’estate e molte erano anche le donne: quelle nubili andavano a lavorare per “farsi il corredo” e quelle sposate ci andavano spesso con tutto il nucleo familiare. In quest’ultimo caso si lavorava a cottimo: ogni famiglia prelevava 4-5 massini e guadagnava in base al lavoro svolto.

·   RACCOLTA PARZIALMENTE MECCANICA, effettuata dal 1 Agosto fino a tutto Novembre dell’anno in corso. Questa raccolta prevedeva due fasi:

à Con l’aiuto di carrellini che venivano posti su piccoli binari e spinti a mano. Alla fine dei bacini i carrellini venivano svuotati dentro la tramoggia di un macchinario chiamato elevatore, dotato di un sistema di nastri trasportatori, che portava il sale ad un’altezza di 10-15 metri, da cui scendeva a formare il prisma. L’elevatore che aveva la tramoggia più grande era chiamato u’loupe[4] , il lupo.

à Con l’aiuto di rulli trasportatori che sostituirono sia i carrellini che i binari; questi rulli erano posizionati in modo da formare un lungo binario che si estendeva per tutta la lunghezza del bacino e arrivava fino alla tramoggia dell’elevatore. Questa seconda fase rientra nella raccolta parzialmente meccanica, perché i rulli trasportatori venivano riempiti a mano dai palisti.

·   RACCOLTA MECCANICA, effettuata dalla terza decade di Agosto fino a tutto Novembre dell’anno in corso, ad opera della macchina-raccoglitrice che sostituiva totalmente il lavoro manuale. Fu una vera rivoluzione nell’ambito del sistema lavorativo del sale, sia per la raccolta che per il trasporto “a deposito”. Infatti il sale veniva portato direttamente sulle aie di deposito. Per mezzo di carrellini, il sale passava in una complicata rete di nastri trasportatori che lo inviavano prima nell’impianto di lavaggio e poi verso i carroponti che ne permettevano l’ammassamento. Queste macchine potevano procedere sull’incrostazione salina grazie a due lunghi rulli di metallo.

   In questi tipi di raccolta anche la cilindratura del bacino avveniva a mano: un operaio trainava col metodo proprio dei pastori un cilindro di cemento armato per livellare il fondo del bacino prima della messa a sale. Generalmente scalzo; quest’uomo solo più tardi vide l’uso di particolari scarpe -  zampette - fatte a mano e in casa dalle donne; successivamente fu introdotta la cilindratrice a motore.

Il salinaio di un tempo, senza strumentazione alcuna, doveva gestire  i processi evaporativi, impiegando in modo ottimale acque dolci e salate. Più che per le coltivazioni agricole, egli doveva “governare” l’acqua, il sole e il vento e le proprie energie.

A differenza delle saline o degli stagni salati della costa atlantica, dove per riempire di acqua di mare le vasche veniva sfruttata l’energie delle maree, nel Mediterraneo l’innalzamento dei grossi volumi d’acqua (anche diverse migliaia di metri cubi al giorno ) avveniva mediante l’energia del vento o con i muli. Solo creando il giusto carico idraulico l’acqua è in grado di circolare all’interno della salina, un’enorme scacchiera le cui caselle di differente colorazione sono vasche collegate da chiuse e canali, ciascuna con la propria funzione nella progressiva depurazione della soluzione salina durante i processi evaporativi.


 

[1] Qui i lavoratori prendono il nome dall’attrezzo così come accade per i contadini di campagna ( zappatoreà da zappa )

[2] La bilancia poggiava su due cavalletti. Dotata di uno sportellino sottostante veniva posta nell’imboccatura del sacco. Quando era piena, il pesatore apriva lo sportellino e il sacco si riempiva.

[3] La forma prismatica era data dall’esigenza di accelerare il processo di cristallizzazione.

[4] Sergio Dell’Orco dice: “Perché mangiava molto sale: a Margherita si dice “MENGA COMA NU’ LOUPE” ( mangi come un lupo) che per il margheritano ha una valenza molto positiva perché si riferisce ad una persona che gode di buona salute. Qui, notiamo, nel nome dell’attrezzo il processo analogico con il mondo animale che è poi il rapporto antropologico tra l’uomo e le cose.