ORVIETO - "Istituto di Istruzione Artistica e Classica"

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LE SALINE

 La salina, l’impianto per l’estrazione di cloruro di sodio dalle acque del mare, è costituita da una zona di terreno pianeggiante, impermeabile, possibilmente argilloso, e situato in vicinanza del mare e poco diverso da quello del mare, in modo che le variazioni di marea siano tali da alimentare automaticamente la serie di bacini e di vasche ricavate dal terreno.

Le prime produzioni di sale si sono venute organizzando intorno a pozze bagnate dal mare, quando il sale e il vento asciugavano l’acqua lasciando il sale depositato sul fondo. Questo processo è di fatto la tecnica-base usata tuttora nelle saline marittime, formata da una serie di enormi bacini poco profondi e collegati tra loro, nei quali l’acqua del mare evapora velocemente. Attorno a questi specchi principali esistono, poi, sovente altri bacini, sempre di acque più o meno salmastre, nati come zone di scarico o frutto di interventi iniziali, poi non completati, dove una specifica vegetazione alofita si insedia creando biocenosi peculiari.

Pertanto le saline diventano quasi sempre un ecosistema salmastro complesso molto affascinante e ricco di vita, soprattutto se, come è ormai successo nella maggior parte dei casi delle antiche saline italiane, queste zone vengono abbandonate dalla produzione industriale e lasciate a spontanei processi di rinaturalizzazione.

Probabilmente la prima tecnica per procurarsi ingenti quantità di sale fu quella di imitare la natura,  controllando l’evaporazione delle acque salate in bacini naturali o artificiali. I luoghi prescelti dovevano essere caldi e poco piovosi.

Avere spiagge pianeggianti o maree prevedibili e riparate dalle piene dei torrenti e infine essere protetti dai venti perché la polvere sollevata non sporcasse il sale appena affiorato, che veniva estratto dal salinaio mediante rastrelli e pale di legno, mazzuoli e canestri. La storia delle saline ha origini lontane. Le popolazioni antiche del Mediterraneo, a partire dai Fenici, si dedicarono allo sfruttamento di questa preziosa risorsa naturale.

Nonostante già gli antichi conoscessero il salgemma, estraendolo da alcuni luoghi dell’entroterra [1] ,come testimonia Erodoto, oltrepassata un città dei Frigi chiamata Anaua ed un lago da cui si estraggono sali, giunse a Colasse, grande città della Frigia, e da sorgenti naturali [2] ne ricavavano la maggior parte gestendo stabilimenti, che assunsero il nome di Salinae[3], costruiti sulla riva del mare, naturalmente adatta allo scopo.

Per facilitare l’evaporazione naturale, venivano scavati laghetti poco profondi di forma rettangolare, multifidi lacus , divisi l’un l’altro da strisce di terra. L’acqua di mare veniva fatta entrare attraverso canali aperti per lo scopo e poi fermata da chiuse. Nell’acqua che passava da un laghetto all’altro la concentrazione di sale aumentava[4]. Quando l’acqua si riduceva a una soluzione salina, coacto umore, veniva chiamata dai latini Salsugo o Salsilago. Mentre l’acqua salsa che veniva lasciata nei laghetti cristallizzava, l’uomo affidato alla cura di esse e perciò chiamato Salinator, tirava fuori il sale per deporlo su due cumuli sopra il terreno per prosciugarlo. Durante tutto l’impero romano, le raffinerie di sale normalmente erano di proprietà pubblica e venivano date in affitto dall’amministrazione ai migliori offerenti.

Sembra che i pubblicani, che appaltavano questi stabilimenti, vendessero il sale, uno dei beni più indispensabili, a prezzo molto alto, per cui i censori Marco Livio e Gaio Claudio fissarono il prezzo, al quale coloro che prendevano in affitto le saline erano obbligati a vendere il sale[5],come testimonia Tito Livio decretarono anche una nuova imposta sulla produzione del sale .

Le saline in Italia e nelle province erano molto numerose; nei paesi conquistati, però, qualche volta venivano lasciate in possesso ai precedenti padroni, persone o città, che dovevano pagare a Roma soltanto un canone d’affitto fisso, ma la maggior parte di esse veniva appaltato dai publicani. Il commercio del sale era esercitato dai Romani, Fenici, Cartaginesi e Greci che approdavano con le loro navi a remi ed a vela nei porti di :”Argiripensium navale” (Torre Pietra) ed “ Emporium Canusinorum”( foce dell’Ofanto ).

Il re Anco Marzio, che secondo lo storico Tito Livio fece costruire la prime saline ad Ostia su entrambi i litorali della foce del Tevere, affiancò l’antica via Campania verso sud con la nuova via Ostiense[6], lo stesso Tito Livio infatti afferma: tolta ai Veienti la selva Mesia, il dominio fu esteso fino al mare, e alla foce del Tevere fu fondata la città di Ostia e vi furono costruite intorno saline. In questo modo Roma rafforzava l’approvvigionamento di sale, il cui commercio venne ulteriormente sviluppato in epoca consolare con la costruzione della via Salaria, che attraverso gli Appennini collegava l’ Urbe a castrum Truentinum, l’odierno porto di Ascoli Piceno sull’Adriatico.   

L’importanza assunta progressivamente dalla navigazione fluviale, quindi, è riscontrabile nell’avvenuta estensione del dominio di Roma fino alla foce del Tevere e nella conseguente acquisizione del controllo del traffico navale sul fiume, sia per l’importazioni  provenienti dal commercio marittimo, sia per il trasporto del sale, dalle saline costiere alla città.  

Il sale rivestiva nella vita quotidiana un ruolo di grande importanza, tanto da essere considerato una delle maggiori ricchezze di cui potesse disporre una nazione. Coloro che abitavano sulle coste basse e sabbiose del Mediterraneo o vicino ai laghi salati, dove l’acqua, evaporando al calore del sole, produce naturalmente incrostazione di sale, si organizzarono per raccoglierlo e scambiarlo con altre merci, avviando così il primo commercio internazionale. Il controllo della produzione e della commercializzazione di questa merce rivestiva, infatti un ruolo strategico, con evidenti influssi sulla politica del tempo.

Il sale prodotto era anticamente oggetto commerciale privilegiato di notevole valore ed inoltre veniva usato come modello di scambio; esso costituiva la paga corrisposta ai soldati mercenari, appunto detta salario. Numerosissimi erano gli impieghi del sale, ad iniziare dalla conservazione delle carni ricavate dalle attività di pesca, caccia ed allevamento, in particolare per la preparazione dei prodotti lattiero-caseari; grazie alla salagione veniva consentita la loro commercializzazione a distanza nonché la possibilità di creare scorte alimentari. Da un punto di vista industriale esso trovava largo impiego nella concia delle pelli e nel trattamento delle fibre tessili, mentre notevole importanza rivestiva anche nella medicina umana e veterinaria.

Fin dall’antichità, inoltre, il sale ha avuto sempre grande importanza, non solo come alimento necessario alla vita umana ed animale, ma anche come attributo sacro nelle pratiche religiose. Il sale è, nel contempo, simbolo di purezza e distruzione, dato che conserva e protegge dalla putrefazione, ma svolge anche una naturale azione distruttiva perché corrode. I popoli antichi chiamavano il sale fuoco liberato dalle acque, forse per il fatto che si estrae dall’acqua di mare per naturale evaporazione.

Il consumo di sale, come in antichità, presso alcuni popoli è simbolo di fratellanza ed amicizia. Esso costituisce un forte legame tra i membri della comunità e viene spartito proprio come il pane.

   Si può comprendere l’importanza del sale anche dal fatto che alcune cerimonie religiose non venivano praticate senza il tritello salato.

 ALTRI RIFERIMENTI

·  Maritimae areae salinarum, Col. De re rustica II, 2

·   Caesar, Bellum Civile, II, 37


[1]  Erodoto. VII, 30

[2]  Plinio, Historia naturalis,XXXI,7S.39-42

[3]  Varrone, De Lingua Latina, VII.25

[4] Rutiliano, Itinera, I, 475-490

[5] Tito Livio, Ab urbe condita, XXIX, 37  Vectigal etiam nouum ex salaria annona statuerunt;

[6]  Tito Livio, I,33; Plinio, Historia naturalis, XXXI, 41