ORVIETO - "Istituto di Istruzione Artistica e Classica"

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LE ROTTE marittime

Una leggenda presentataci da Erodoto[1] narra che il primo ad esplorare il Mediterraneo fu il capitano e mercante Coleo di Samo che partì con la sua nave dal Mar Egeo e, spinto dai venti, giunse sino allo stretto di Gibilterra, probabilmente per disposizione divina.

Superate le colonne d’Ercole e approdati presso Cadice, i Samii di Coleo riempirono la nave di oro e materiali esotici. 

Ma poi una nave samia, di cui era comandante Coleo, in rotta verso l’Egitto fu spinta a quest’isola di Platea (...) Ed essi, salpati dall’isola, si misero in mare, desiderando arrivare in Egitto ma essendone spinti lontano dal vento di levante. E poichè il vento non cessava di soffiare, attraverso le colonne d’Eracle giunsero a Tartesso, sotto la guida d’un dio. Questo emporio fino allora non era stato frequentato, sicchè i Sami tornando indietro trassero dalle mercanzie i più grandi guadagni fra tutti i Greci di cui abbiamo sicura conoscenza.  

Questa è forse una delle più antiche testimonianze che ci presentano il Mediterraneo come grande via di commercio.

Il Mediterraneo svolgeva, infatti, un ruolo fondamentale per quanto riguarda  i trasporti commerciali per via marittima; proprio per questo è naturale che l’esigenza di raccordare gli itinerari stradali con la navigazione abbia costantemente investito una grande importanza; ma questa esigenza riguardava soprattutto i percorsi più lunghi e di più ampia portata come ad esempio quelli che collegavano con l’Oriente.

Riguardo a questi ultimi, per gli scambi, erano seguite diverse vie:

·                                  India-Seleucia-Mesopotamia-Tiro-Sidone:uno dei più lenti itinerari, da percorrere a tratti a dorso di cammello.

·                                  India Nord-Occidentale-Interno del Golfo Persico- Seleucia- porti del Mediterraneo

·                                  India Occidentale-Golfo  Pesico-Coste Meridionali dell’Arabia-Mar Rosso-Nilo-Alessandria:era il percorso più seguito in età imperiale, sviluppato interamente sul mare.

Le varie intermediazioni all’interno dei cicli di navigazione erano per lo più Indiane ed Arabe, ma è sicuro anche il fatto che ci fosse  un coinvolgimento romano

Alla fine del periodo repubblicano,infatti, anche le principali rotte commerciali avevano Roma come punto di riferimento economico essenziale.

Come sulla terra, anche in mare Roma andò gradualmente sovrapponendo la propria presenza sulle rotte in precedenza gestite da altri, dal Tirreno si estesero all’interno del Mediterraneo, verso Antiochia, Cesarea, Alessandria, Cartagine, Cadice, Tarragona, Narbona, Marsiglia, Arles e molte altre località, con itinerari più o meno diretti ai quali, a loro volta, si connettevano le reti capillari delle navigazioni locali.

I percorsi variavano a seconda dei luoghi e delle stagioni ed erano ovviamente condizionate da molteplici esigenze, in primo luogo commerciali.

Nei mesi estivi erano preferite le traversate in alto mare, certamente più dirette e veloci, mentre nei mesi invernali le già ridotte navigazioni seguivano le meno rischiose rotte di cabotaggio.

In ogni caso si doveva senza dubbio tenere conto degli inevitabili pericoli e dei condizionamenti naturali dovuti ai venti, alle correnti, all’attraversamento degli stretti, al doppiaggio dei promontori.

Proprio per la loro pericolosità, alcuni tratti avevano acquistato una fama sinistra, come i bassi fondali delle Sirti, la costa rocciosa dell’Eubea o di Capo Malea, o anche gli attraversamenti delle Colonne d’Ercole, del Bosforo, dello Stretto di Messina, delle Bocche di Bonifacio.

Memoria di ciò, sono i numerosi “cimiteri di relitti” rinvenuti grazie alle indagini archeologiche sottomarine.

Le compagnie di navigazione, che coprivano con una certa regolarità itinerari prestabiliti, dovevano necessariamente disporre di rappresentanze commerciali nelle varie sedi.

Molte di esse erano presenti a Roma e soprattutto ad Ostia, dove, nella piena età imperiale, si aprivano intorno al gran piazzale delle corporazioni gli uffici dei navicularii di molti centri costieri del Mediterraneo.

La rotta più famosa poiché di grandissima importanza per il volume dei suoi commerci, era quella che andava da Roma ad Alessandria e trasportava cereali d'ogni tipo ed era percorsa da navi annonariae.

Con il vento a favore si poteva compiere la traversata Pozzuoli-Alessandria in solo nove giorni, in sei giorni partendo dalla Sicilia, Gades-Ostia in sette giorni, Africa-Ostia in soli due.

Casella di testo: Ostia: Mosaici dei navicularii lignarii nel Piazzale delle Corporazioni
 

 

Questi sono tempi da record, nella pratica le traversate erano molto più lunghe, senza considerare tempeste e bonacce.

 

Perciò a Roma si diceva sempre: “Si sa quando partirò ma non quando arriverò”.

Altre principali rotte di navigazione si riferiscono al Mediterraneo occidentale.

Procedendo da sud va in primo luogo ricordata quella di collegamento con le province dell’Africa nord-occidentale, percorrendo il Tirreno in senso longitudinale, oppure deviando verso la Sardegna per seguirne la costa occidentale.

Di gran rilevanza commerciale era poi quella, divisa in vari rami, che dalla penisola iberica, a seconda dei porti di partenza, poteva o toccare la Sardegna meridionale e poi proseguire verso l’Italia, oppure passare per le Baleari e, attraversando le Bocche di Bonifacio, puntare ugualmente verso l’Italia; oppure, ancora, procedere verso nord seguendo la costa della Gallia, per poi ridiscendere rasentando la Corsica orientale e attraversare il Tirreno all’altezza dell’arcipelago toscano.

Quest’ultimo percorso poteva anche, in funzione di scali intermedi, seguire la costa tirrenica dell’Italia ed era prevalentemente questa la “via del vino” intensamente battuta, soprattutto negli ultimi due secoli della repubblica, dalle navi mercantili romane.

Erano navi cariche di vino italico, contenuto in anfore di forma Dressel I, destinato a rifornire i mercati gallici, già raggiunti nei secoli precedenti dalle anfore col vino etrusco; ma questa volta la quantità è assai maggiore, e la distribuzione più capillare.

 Erano navi partite dalla Campania, dal Lazio e dalla Toscana, dirette appunto verso la Gallia, divenuta il migliore sbocco per l’abbondante produzione vinicola italica, grazie anche a misure protezionistiche imposte alle popolazioni galliche.

È naturale perciò, che, in circa un secolo e mezzo di tali traffici, di navi ne fossero naufragate parecchie e già lo indicano, del resto, i numerosi relitti carichi di anfore Dressel I, che disseminati un po’ lungo le coste del Tirreno centro-settentrionale e della Francia, costituiscono i “fossili guida” per la via marittima del vino della tarda età repubblicana.

                                                      

                                                   

                    Anfore Dressel I

La diffusione di queste anfore, poi, è ben indicativa dei percorsi seguiti per la loro distribuzione commerciale che, oltre ad interessare i centri costieri della Provenza, s’inoltra all’interno della Gallia lungo il corso dei grandi assi fluviali, come quelli della Garonna e del complesso Rodano-Saona, fino a raggiungere con ulteriore navigazione marittima la parte meridionale della Britannia.

È opportuno, infine, ricordare, tra le numerose testimonianze archeologiche scaturite dalle ricerche subacquee, quelle relative al trasporto marittimo dei marmi.

Di relitti con questo tipo di carichi, trasportati dalle naves lapidariae, se ne conoscono ormai a decine, la maggior parte di essi sta ad indicare, con i resti dei naufragi, una costante rotta di navigazione.

Dal Mediterraneo orientale e dalla Grecia, dove si trovavano le cave più importanti, questa rotta si dirige, infatti, verso l’Italia e verso Roma: con presenze nel Peloponneso meridionale, nell’estremo Salento e poi ancora, attraversando in linea retta il golfo di Taranto, all’altezza di Capo Colonna e di Punta Scifo, in Calabria.

Casella di testo: Le rotte principali

 

Infine un ultimo itinerario partiva dalla costa Siro-Palestinese verso Cipro, Asia Minore, le coste del Dodecaneso e le Cicladi. Quindi non solo tutte le strade portavano a Roma ma anche tutte le rotte marittime.

         


[1] Erodoto Le Storie,L. IV,152