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ORVIETO - "Istituto di Istruzione Artistica e Classica"
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LE SCOPERTE GEOGRAFICHE DEL XV SECOLO Il XV secolo vide profonde trasformazioni negli equilibri geopolitici mondiali: il baricentro degli scambi economici si spostò dal Mediterraneo all’Atlantico, causando il declino dell’Italia e il progressivo arricchimento dei paesi europei affacciati sulle coste. Molti sono i fattori che resero possibili le nuove scoperte geografiche: indubbiamente le innovazioni nelle tecniche nautiche (come, ad esempio, l’uso della bussola) rappresentarono un motivo essenziale, ma ciò che determinò la spinta verso Ovest dipese da necessità economiche e politiche. La presa di Costantinopoli nel 1453 aveva trasformato le linee degli scambi commerciali infliggendo un duro colpo a Genova e a Venezia e, più in generale, a tutta l’ Europa, che non poteva più godere del flusso di spezie, tessuti e metalli preziosi. Accanto a motivi di ordine economico persisteva anche la precisa esigenza politica delle monarchie nazionali di sanare il dissesto finanziario, che poteva essere compensato dall’afflusso di oro e argento. Inoltre la mentalità rinascimentale, fondata sulla curiosità, sullo spirito d’iniziativa, sulla libertà intellettuale e sulla fiducia nelle capacità individuali, spingeva marinai e mercanti ad oltrepassare le Colonne d’Ercole, che, fino ad allora, avevano costituito un limite invalicabile per l’uomo. CRISTOFORO COLOMBO E LA SCOPERTA DELL’AMERICA
Cristoforo Colombo
nacque a Genova nel 1451 da una famiglia di artigiani (il padre di
professione lanaiolo esercitò anche il piccolo commercio di vini). Nella
sua prima gioventù Colombo esercitò l’arte della lana e insieme al padre
intraprese il piccolo commercio, che lo avviò ai suoi primi viaggi per
mare: dapprima lungo le coste della L’arrivo di Colombo in Portogallo e i suoi rapporti con questo paese derivano dal fatto che la casa Centurione, per conto della quale egli viaggiava, aveva esteso il commercio nell’Atlantico. Nel 1479 conobbe e sposò Filippa Moniz, con la quale visse fra Madera e Porto Santo per qualche tempo e questo ambiente sembrò essere adatto per sviluppare sempre più le sue disposizioni per il mare. Quando e come sia sorta in lui la grande idea non abbiamo modo di conoscere con certezza, ma sembra che essa traesse origine dall’aver saputo degli audaci esploratori che da Madera o dalle Azzorre si spingevano alla ricerca di isole verso Occidente e talvolta ritornavano con le presunte prove di mete raggiunte o intraviste. Al formarsi e allo svilupparsi dell’ipotesi che procedendo verso Ovest si sarebbe potuto raggiungere l’Asia, deve essere stata necessaria anche una preparazione teorica, che egli dovette avere iniziato con la lettura di libri e carte appartenenti probabilmente al suocero, riguardanti la forma e le dimensioni della Terra ( in particolare lesse l’Imago mundi di D’Ailly e la Historia rerum ubique gestarum di Pio II Piccolomini ).
Nel 1484 si trasferì in Spagna, dove egli dovette adoperarsi faticosamente per far prendere in considerazione il suo progetto alla corte; riuscì infine, grazie alla mediazione di Juan Perez, che era stato confessore della regina Isabella, a farlo approvare. Il 3 agosto 1492 Colombo salpò da Palos con tre caravelle (Pinta, Niña, Santa Maria) e un equipaggio di circa centoventi uomini. Egli credeva che l’Europa distasse circa 5000 Km dal Giappone (mentre in realtà sono 20000 Km) e che il suo viaggio sarebbe dovuto durare solo poche settimane. A causa di un’avaria alla Pinta rimase per un mese alle Canarie; in seguito, dopo aver ripreso la navigazione, approdò il 12 ottobre sull’isola Guanahani, che ribattezzò con il nome di San Salvador.
Colombo aveva intenzione di colonizzare Haiti, credendo che fosse il Cipango (Giappone) o il Catai (Cina), ma l’esito del viaggio risultò deludente. Riuscì ad allestire la terza spedizione, seppur con fatica; partì nel 1498 e giunse alla foce dell’Orinoco, mentre ad Haiti la situazione degenerava per i continui maltrattamenti dei conquistatori. Ritornò in patria, dove precedentemente era morta la regina Isabella, nel 1504; qui morì nel 1506, fra l’indifferenza di tutti. LE CONSEGUENZE DELLA SCOPERTE GEOGRAFICHE Le scoperte geografiche in breve tempo cambiarono radicalmente l’Europa, sia dal punto di vista culturale, in quanto convinzioni millenarie, come quella aristotelico-tolemaica, tramontarono, sia sul piano economico, con la progressiva perdita d’importanza del mare nostrum. “Il primo grande cambiamento nel quadro geografico del commercio europeo fu provocato dall’esplorazione e circumnavigazione portoghesi delle coste dell’Africa e dalla scoperta spagnola dell’America.
Ora, per la prima volta, essi stabilirono contatti diretti con i produttori di tali merci, mentre nel Nuovo Mondo essi aprirono mercati completamente nuovi ai prodotti europei pagati in oro e argento sonanti che, a loro volta, favorirono l’espansione commerciale europea verso l’Oriente”. Conseguentemente si assistette alla “rivoluzione dei prezzi”: in particolare, dalla seconda metà del Cinquecento, iniziò a risultare evidente l’aumento generale dei costi. Basti pensare che “all’inizio del Seicento in Inghilterra, i prezzi all’ingrosso dei cereali erano in media circa cinque volte superiori a quelli degli ultimi decenni del Quattrocento; in Francia erano aumentati più di sette volte, e nella Spagna meridionale ancora di più”. Il popolo non restò indifferente a tutto questo, ma assunse un atteggiamento di ribellione, poiché i monopolisti aumentavano il costo delle merci che controllavano e i proprietari terrieri accrescevano gli affitti; di conseguenza il costo della produzione agricola e i prezzi salivano. I mercanti di cereali, poi, erano in grado di approvvigionare le grandi città, che si sviluppavano sempre più, ma il loro commercio era lucroso e utilizzava al massimo le disponibilità locali. Per tenere a freno le masse, i governi emanarono dei provvedimenti legislativi, che, però, non vennero mai attuati. I teologi dell’università di Salamanca e Bodin, giurista e teorico politico, sostenevano che le importazioni spagnole di oro ed argento erano legate all’aumento dei prezzi. Inoltre molti governi europei avevano svalutato la loro moneta (il governo inglese, ad esempio, tra il 1543 e il 1546, ridusse da cento a quaranta grani l’argento contenuto nello scellino). Dalla metà del Cinquecento, in Europa e, in particolare, in Spagna l’afflusso d’oro e d’argento incise considerevolmente sulla circolazione monetaria: l’argento, infatti, rappresentava l’unico prodotto di scambio dei colonizzatori per le loro importazioni. (Il governo spagnolo riservò questo traffico solo agli abitanti del regno di Castiglia, poiché sosteneva che i castigliani avevano allestito e rifornito le spedizioni per i viaggi oltreoceano. In questo modo il re controllava il commercio e pretendeva il pagamento di una tassa (20%) per il traffico dell’argento). La quantità d’argento che perveniva a Siviglia era, poi, nuovamente esportata per pagare i salari e i rifornimenti delle milizie che risiedevano all’estero e per risarcire i prestiti dei banchieri tedeschi e genovesi al governo spagnolo. Questo non produsse un surplus, ma una carenza di oro e di argento, che presto costrinse il governo spagnolo a introdurre l’uso delle monete di biglione. Senza dubbio in questo periodo si verificò un’importante crescita demografica; il maggior numero di dati è riferibile alle città: “Intorno al 1500 vi erano in Europa cinque grandi città di centomila abitanti o più. Si diceva che a Costantinopoli, senza dubbio la più grande città del tempo, occorsero giornalmente otto navi cariche di grano per nutrire la sua popolazione cosmopolita. Napoli, Venezia e Milano avevano all’incirca centomila abitanti”. Questa straordinaria espansione urbanistica era sicuramente il risultato di una crescita demografica generale. “A trarre vantaggio dall’ aumento dei prezzi alimentari e dalla bilancia commerciale sempre più favorevoli per la campagna furono, nelle parole di un contemporaneo, <<tutti quelli che hanno introiti, o terre a loro affidate, ai vecchi canoni; perché ciò che essi pagano in base ai vecchi prezzi, lo vendono in base ai nuovi; cioè essi pagano a buon mercato la terra che coltivano, e vendono tutto ciò che vi cresce a alto prezzo” (A Discorse of the Common Weal of this Realm of England, 1549, R.H.Tawney e E. Power). L’aumento della domanda non riguardò solo i prezzi alimentari ma anche quelli di altri prodotti, tra cui la lana. Probabilmente lo sviluppo demografico superò le disponibilità alimentari: infatti, già nel corso del ‘500, l’approvvigionamento risultò difficile in molte aree. La stessa cosa non si verificò nelle industrie manifatturiere e edilizie. Per quanto riguarda il livello dei salari, questo, inizialmente, non raggiunse quello dei prezzi tanto che a partire dal 1530, il divario tra prezzi e salari divenne troppo profondo per essere colmato. E’ da questo momento che si verificarono i primi aumenti salariali accompagnati dalla consapevolezza del malcontento della popolazione lavoratrice dell’Europa occidentale e centrale, che si accentuò sempre di più tanto che nel 1534 esplose in aperta rivoluzione. Sul mercato internazionale vennero introdotti molti nuovi prodotti come il legname da costruzione, i cereali e le pellicce norvegesi e baltiche, pesce, formaggio, burro, vini, birra, metalli e armi di ogni genere; infine vi era il mercato degli schiavi. Dal punto di vista economico, quindi, si ebbe: Ø lo spostamento dei traffici commerciali dal Mediterraneo all’Atlantico, con conseguente danno per quei paesi che invece erano stati protagonisti del mare nostrum, in particolare dell’Italia; Ø l’arricchimento degli stati bagnati dall’Atlantico, fino ad allora tagliati fuori dai traffici commerciali provenienti dall’oriente attraverso il Mediterraneo; Ø lo sviluppo delle compagnie mercantili, che permisero l’accumulo di capitali che sarebbero stati riutilizzati per l’industrializzazione del ‘700; Ø l’afflusso di oro ed argento dalle miniere americane causò il crollo dei prezzi, perché aumentò il flusso del denaro circolante; Ø il cambiamento della produzione agricola, con l’aumento della disponibilità di prodotti già presenti nel vecchio continente (come canna da zucchero, vite, lino, canapa, caffè), trapiantati in America, da cui vennero importate coltivazioni come quella del mais, del pomodoro, del tabacco e della patata. Dal punto di vista politico, invece, si ebbe: Ø la formazione di vasti imperi coloniali (spagnolo, portoghese, inglese e francese); Ø l’inizio dei conflitti armati per il possesso delle colonie. Ø Dal punto di vista sociale si ebbero: Ø la tendenza all’immigrazione verso i nuovi territori; Ø la sempre maggiore importanza della borghesia, in contrasto con la vecchia aristocrazia, sempre più legata alla sola rendita delle terre coltivate; Ø l’estinzione totale o parziale delle popolazioni dell’America meridionale; Ø il “fiorire” del commercio degli schiavi dell’Africa. Dal punto di vista tecnico e scientifico le scoperte geografiche ampliarono le conoscenze, proprio perché si poterono verificare delle situazioni diverse da quelle europee. La necessità di dover coprire distanze navali maggiori determinò un’applicazione tecnica non indifferente dei progressi scientifici raggiunti. Proprio per questo la data della scoperta dell’America viene presa come spartiacque tra Medioevo ed Età Moderna. L’Italia rimase a questo punto tagliata fuori da ogni commercio e da ogni esplorazione, perché non aveva sufficienti risorse economiche da profondere in tali imprese e per la sfavorevole posizione geografica. Dal punto di vista culturale, infine, l’incontro con le popolazioni indigene del Nuovo Mondo può essere considerato un momento di basilare importanza per l’Europa intera: grazie alla scoperta di nuove civiltà umane e, quindi, di modi di vivere diversi si ampliarono gli orizzonti culturali che ispirarono le utopie del Rinascimento (Moro e Campanella), avendo potuto osservare il comunismo dei beni praticato da quei popoli, e il pensiero politico moderno (Hobbes, Locke e Rousseau) intorno lo stato di natura e quello civile. FRANCESCO GUICCIARDINI COMMENTA LE SCOPERTE GEOGRAFICHE
Lo storico nei primi anni del XVI secolo scrisse che “la più meravigliosa navigazione” è stata quella degli spagnoli cominciata nell’anno 1492 grazie al genovese Cristoforo Colombo, che chiese e ottenne dai Re di Spagna gli strumenti necessari che gli permisero di navigare verso occidente e, dopo 33 giorni, giunse sulle spiagge di alcune isole, la cui esistenza era ignota a tutti. Isole felici non solo per la loro posizione geografica, per la fertilità della terra e per l’abbondanza di oro e argento, ma anche per le condizioni di vita degli abitanti, che non erano tormentati né da avarizia né tanto meno da ambizione; infelici, d’altra parte, perché non possedevano né una religione né un’abilità artigiana né, soprattutto, l’arte della guerra: erano come degli animali mansueti che potevano facilmente diventare preda di chiunque li assaliva. Queste genti erano codarde e facili da essere depredate; ciò spingeva gli spagnoli ad occupare le terre da loro abitate sia perché facili da conquistare, sia perché erano sedotti dall’oro, che, in quei luoghi, abbondava. I nuovi paesi erano così estesi che non potevano essere paragonati alle terre più grandi che gli uomini di quel tempo conoscevano. Qui gli spagnoli si stabilirono con nuove genti e nuove navigazioni, portando in Spagna quantità infinite di oro e di argento comprandole dagli indigeni in cambio di oggetti insignificanti, oppure rubando quelle accumulate dalla popolazione del luogo. Molti navigavano alla volta del Nuovo Mondo privatamente, o con il permesso del re o a spese proprie, ma cedendo sempre la quinta parte di ciò di cui entravano in possesso alla corona. Guicciardini mise in evidenza i fatti e propose soluzioni che vennero discusse nei secoli successivi e spesso risultarono assurde, come, ad esempio: Ø Il merito di una scoperta così meravigliosa era da attribuire agli spagnoli e a Colombo che era italiano e aveva studiato con precisione certi eventi, e seppe trarne conclusioni e profitto. Ø Un merito ancora più grande avrebbero avuto spagnoli e portoghesi se il loro principale scopo non fosse stato quello dell’avidità dell’oro e di altre ricchezze. Il giudizio di Guicciardini riguardo le scoperte geografiche presenta una duplicità di aspetti: da un lato si avverte l’entusiasmo dell’uomo rinascimentale, dall’altro si coglie la condanna alle ragioni che hanno ispirato i viaggi oltreoceano.
Bibliografia - “L’Europa del Cinquecento” di Koenigsberger Mosse; -“Il Cantiere di Codice Storia” di Giovanna Di Caro; -“I temi di Codice Storia” di Santina Mobiglia; -“Storia e storiografia” di Antonio Desideri e Mario Themelly; -A Discorse of the Common Weal of this Realm of England, 1549, R.H.Tawney e E. Power.
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